Secondo gli ultimi dati rilasciati, sono sempre più le
Piccole e Medie imprese italiane che decidono di affidarsi allo strumento dei
minibond, aprendosi al mercato dei capitali privati. Nei primi tre mesi del
2015 è stato infatti superato il traguardo delle 100 emissioni di minibond,
raggiungendo un controvalore di circa 5 miliardi di Euro, confermando il trend
positivo delle emissioni delle PMI con valori inferiori ai 50 milioni di Euro,
le quali continuano però a rappresentare una quota minima rispetto al totale
emesso. Negli ultimi mesi si registrata inoltre una riduzione, rispetto al 31
Dicembre 2014, del taglio medio, passato dai 9,7 milioni di Euro agli attuali 8
milioni, della cedola media, dal 6,0% al 5,1%, e della maturity media diminuita
da 6,1 anni a 4,9, la quale può essere ridotta ulteriormente a 3,5 anni grazie
all’inclusione nei calcoli delle cambiali finanziarie. Dal primo Gennaio al 31
Marzo 2015 sono stati emessi 10 minibond con valore inferiore ai 50 milioni di
Euro e concentrate principalmente nelle regioni del Nord Italia.
martedì 28 aprile 2015
giovedì 19 marzo 2015
Strumenti finanziari partecipativi come remunerazione per dipendenti e collaboratori
Con la recente introduzione delle
misure di sostegno per le start-up innovative presenti all'interno del Decreto
Legge 179/2012, si è confermata la possibilità di attuare la remunerazione di
dipendenti e collaboratori attraverso strumenti finanziari di partecipazione al
capitale sociale.
Tale provvedimento fornisce al management e agli amministratori di start up innovative uno strumento per la remunerazione di dipendenti e collaboratori mediante strumenti finanziari partecipativi. Il modello del Piano di incentivazione in equity per le start-up innovative e l’incubatore certificato del 10 marzo 2015 pone alle società interessate il vantaggio di sopperire ad un eventuale periodo di carenza di liquidità economica e per dipendenti e collaboratori l’esenzione dal prelievo contributivo e fiscale. Nel dettaglio la disciplina sancisce l’esclusione degli strumenti finanziari dalla formazione del reddito imponibile. Il modello cosi descritto, nel caso di dipendenti, è applicabile per la retribuzione direttamente correlata alla parte variabile del compenso, relativamente la redditività dell’impresa, la produttività del lavoratore o ad altri parametri concordati.
Il Ministero dello sviluppo Economico in merito al suddetto Decreto ha reso disponibile una guida per esemplificare le procedure da intraprendere per l’adozione del “Piano di incentivazione in equity”. All'interno del documento sono descritti, oltre gli adempimenti procedurali e l’iter di approvazione che la start-up deve sostenere, anche alcuni esempi in merito alle clausole che il modello può contenere e i diversi strumenti finanziari oggetto del piano.
Tale provvedimento fornisce al management e agli amministratori di start up innovative uno strumento per la remunerazione di dipendenti e collaboratori mediante strumenti finanziari partecipativi. Il modello del Piano di incentivazione in equity per le start-up innovative e l’incubatore certificato del 10 marzo 2015 pone alle società interessate il vantaggio di sopperire ad un eventuale periodo di carenza di liquidità economica e per dipendenti e collaboratori l’esenzione dal prelievo contributivo e fiscale. Nel dettaglio la disciplina sancisce l’esclusione degli strumenti finanziari dalla formazione del reddito imponibile. Il modello cosi descritto, nel caso di dipendenti, è applicabile per la retribuzione direttamente correlata alla parte variabile del compenso, relativamente la redditività dell’impresa, la produttività del lavoratore o ad altri parametri concordati.
Il Ministero dello sviluppo Economico in merito al suddetto Decreto ha reso disponibile una guida per esemplificare le procedure da intraprendere per l’adozione del “Piano di incentivazione in equity”. All'interno del documento sono descritti, oltre gli adempimenti procedurali e l’iter di approvazione che la start-up deve sostenere, anche alcuni esempi in merito alle clausole che il modello può contenere e i diversi strumenti finanziari oggetto del piano.
venerdì 13 marzo 2015
Strumenti finanziari partecipativi, strumenti per l’esdebitazione di aziende verso il sistema bancario
La disciplina che regolamenta gli
strumenti finanziari partecipativi, introdotta con la riforma del diritto
societario in vigore dal 1 gennaio 2004, prevede per le società l’emissione di
strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali e amministrativi, a
seguito dell’apporto do soci o entità terze.
Rispetto all'emissione di azioni,
dove il conferimento viene imputato a capitale sociale, lo strumento
finanziario può essere diversamente attribuito a patrimonio netto (passività
reale) secondo le caratteristiche derivanti. Gli strumenti finanziari sono
categorizzati “partecipativi” quando risultano rappresentativi di un
investimento in capitale di rischio non assistito da garanzie o diritti
risarcitori, dove i diritti patrimoniali sono derivati dal risultato economico
della società. Sono invece classificati “non partecipativi” tutti gli strumenti
economico-finanziari per i quali si determina in misura costante e determinata
la relativa remunerazione. Sono prodotti che non vedono legami con le vicende
societarie, ma prevedono il diritto al rimborso dell’apporto.
Ai sensi dell’art. 2346 comma 6
c.c. la regolamentazione di strumenti finanziari partecipativi, nonché il
contenuto, sono determinati dallo statuto societario della realtà emittente.
martedì 10 marzo 2015
Minibond, focus sull’attività di emissione da parte delle Pmi
Grazie alla recente evoluzione
normativa degli ultimi anni, gli strumenti finanziari alternativi, quali
minibond e cambiali finanziarie, iniziano ad acquisire rilevanza come
importante leva cui le piccole e medie imprese possono ricorrere. Dal 2014 il
mercato ha registrato una netta crescita di emissioni, per un ammontare
complessivo nel corso dell’anno pari a 730 milioni di euro.Recentemente, le società Eidos
Partners e Bureau van Dijk hanno svolto un’analisi sulle società che a oggi si
sono attivate nell'emissione di minibond nel mercato economico-finanziario
nazionale.
Dai risultati emersi dall'analisi, si è subito evidenziato che in
realtà le società sono prevalentemente aziende medio-grandi. Alla luce di
questo dato, il report conclusivo redato con i risultati ha posto particolare
rilevanza sulla necessità di rilanciare il modello italiano di intermediazione
e finanziamento con particolare interesse verso le Pmi, al fine di facilitare
l’aggregazione delle piccole emissioni attraverso la realizzazione di nuovi
veicoli d’investimento e l’agevolazione di operazioni di cartolarizzazione.
Nel
dettaglio, il campione analizzato è caratterizzato per il 60% da società con un
fatturato inferiore ai 50 milioni di euro e l’88% con “Ebitda margin” maggiore
del 5%. Le società̀ con una marginalità̀
inferiore al 5% presentano una cedola media più alta del campione di circa 30 punti
percentuali. Da un punto di vista più qualitativo le società esaminate hanno
presentato un discreto grado d’internazionalizzazione conseguendo in media il
25% dei ricavi all’estero.
Nonostante i dati emersi, il
mercato dei minibond si sta muovendo, incrementando sempre di più l’ammontare
delle emissioni. Rispetto agli esperimenti episodici registrati nel 2013, il
2014 ha registrato oltre 49 operazioni per un valore complessivo di 730 milioni
di euro.
venerdì 27 febbraio 2015
Presentato il primo report italiano dedicato ai Mini-bond
Come risposta a un periodo di
difficoltà generato dalla crisi finanziaria e dal credit crunch, il settore
dedicato ai mini-bond ha registrato nel 2013 e nel 2014 uno sviluppo costante. Il
Minibond rappresenta un’opportunità d’investimento e finanziamento in
consistente sviluppo all'interno del mercato nazionale.
Nella giornata di mercoledì 24
febbraio, il Politecnico di Milano ha presentato il primo report italiano sui
Mini-bond. L’Osservatorio descrive e analizza nel dettaglio tutti gli aspetti
inerenti al processo, tutte le emissioni svolte e le prospettive future. Presentato da Giancarlo Giudici, Direttore
scientifico Osservatorio Mini-Bond, il report ha svolto l’analisi sui titoli di
debito, obbligazioni e cambiali finanziarie con scadenza a 36 mesi, emessi da
istituti e società quotate o non quotate in Borsa, in virtù dei recenti
sviluppi innovativi introdotti dal Decreto “Sviluppo” in avanti.
Considerano i paramenti in
precedenza descritti, la ricerca ha identificato al 31 dicembre 2014 la
collocazione di minibond di 86 società, di cui 34 piccole e medie imprese.
Nella totalità di emissioni di mini-bond effettuate dal novembre 2012 le
società sono complessivamente 96, per un valore nominale complessivo pari a 5,7
miliardi. Per quanto concerne la scadenza, il report ha evidenziato una forte
concentrazione di termini quinquennali, con valore medio stabile a 6,2 anni. Con
riferimento alle cedole fisse, l’Osservatorio ha mostrato un valore medio di
6,14%. I mini-bond del campione valutato vedono un rating associato solo nel
33,3% dei casi.
Sul tema dei fondi di private
debt, il Politecnico di Milano ha inoltre censito 29 fondi specializzati
nell'investimento in minibond, di cui 11 già attivi. Prevalentemente identificati
in fondi chiusi, gestiti da sgr italiane o da veicoli esteri, tali risorse
vedono una quotazione complessiva nell’intorno dei 6 miliardi di euro.
venerdì 20 febbraio 2015
Approvato l’Investment Compact, il pacchetto di misure per il riordino del sistema bancario e d’investimento
Recentemente è stato pubblicato
in Gazzetta Ufficiale il testo del Decreto Legge n.3 del 24 gennaio in merito
alle Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti.
Approvato con decreto legge del Consiglio dei
Ministri N.45 del 20 gennaio 2015, l’Investment Compact vede la presenza di
nove articoli cosi disposti:
- - La Riforma delle Banche Popolari
Gli istituti di
credito con attivo superiore a 8 miliardi saranno trasformati entro 18 mesi in
società per azioni. Un sistema di trasformazione capace di garantire benefici
in termine di efficienza, servizi e maggior credito.
- - Società di servizio per Patrimonializzazione e ristrutturazione delle imprese
Strumento mirato
al riequilibrio e consolidamento finanziario-industriale per realtà aziendali
in difficoltà patrimoniale, ma con prospettive favorevoli in termini economici
e industriali.
- - Portabilità conti correnti
Trasferimento
dei conti correnti senza la presenza di oneri e spese accessorie legate alla
portabilità.
- - Sace
Sace, gruppo
assicurativo-finanziario, sarà autorizzato a costituirsi istituto bancario con
possibilità di svolgere l’esercizio di credito diretto. Autorizzata da Banca
d’Italia e nel pieno rispetto delle norme internazionali vigenti, tale riforma rafforza
l’attività a supporto dell’internazionalizzazione e dell’export
- - PMI innovative
Nuova categoria
per le piccole e medie imprese con determinati requisiti inerenti alle spese in
materia di ricerca e sviluppo, personale altamente qualificato e presenza di
brevetti o software. Inserite in un registro ad Hoc, tali società usufruiranno
della disciplina già prevista per le startup innovative, salvo disposizioni
inerenti a fallimento e mercato del lavoro.
- - Tassazione dei redditi derivanti
Potenziamento
del regime “patent box” anche ai marchi commerciali. Tassazione agevolata per
redditi derivanti dall’impiego di beni immateriali per società attive nel campo
della ricerca e sviluppo.
- - Ricorso facoltativo alla provvista CDP
Al fine di
accelerare e semplificare l’erogazione di finanziamenti alle imprese per
investimenti in beni strumentali, gli istituti di credito e/o intermediari
finanziari potranno utilizzare provvista autonoma e non essere vincolati alla
provvista CDP.
- - Misure a favore dei Fondi di Credito
Supporto ulteriore
per l’accesso al credito per le PMI, il provvedimento estende l’esenzione della
ritenuta di tutti i proventi derivanti da fondi di credito.
mercoledì 11 febbraio 2015
Mercato finanziario nazionale, fiducia di gestori e analisti in crescita
Dopo un lungo periodo
caratterizzato dalla staticità dei mercati finanziari nazionali, gestori e
analisti del settore segnalano un aumento di fiducia, intravedendo una ripresa
economica nel prossimo semestre. Questo è quanto emerge dal sondaggio redatto
da CFA Society Italy, l’organizzazione no-profit di professionisti nell'ambito
investimenti finanziari attivi nell’accertamento di una condotta etica nel
settore d’interesse.
Svolto tra il 22 e il 31 gennaio
2015, il sondaggio ha evidenziato una fiducia diffusa verso un miglioramento
della situazione finanziaria del Paese, con solo un 8% propenso a un
peggioramento e il 43% senza variazioni indicative. Con il "CFA Italy
Sentiment Index”, ovvero la differenza tra ottimisti e pessimisti, a 39,4% è
possibile evidenziare un consistente ottimismo negli attenti al settore con un
indice che supera di oltre 20 punti la quota registrata nel dicembre 2014.
Il miglioramento dell’indice di
sentiment, secondo Angelo Meda, Responsabile Investimenti Azionari Banor Sim, è
attribuibile a tre fattori principali quali: la forza del dollaro con relativo
impatto sulla competitività aziendale, il quantitative easing della Bce e
relativa immissione di liquidità nel sistema interbancario e la riduzione del
prezzo del petrolio, determinante per l’economia importatrice quale l’Italia.
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